

Wenu, Pippa e il giardino dimenticato
Un folletto lentissimo e una fatina velocissima scoprono un giardino che ha dimenticato come si fa a sbocciare — e capiscono che da soli non ce la faranno mai.
- 1Il folletto che lavorava piano3:06
- 2La fatina che andava di fretta2:57
- 3Il giardino che aveva dimenticato3:11
- 4Da soli non si può2:58
- 5Petalo dopo petalo3:10
Dietro il bosco, dove la terra resta sempre un po' umida, viveva Wenu. Era un folletto del muschio alto come un cucchiaino. Portava un cappello verde di licheni e aveva mani piccolissime… mani fatte apposta per i fiori piccolissimi. Ogni mattina usciva con la sua lanterna di lucciole. E cominciava a lavorare.
Wenu lavorava piano. Molto piano. Si sedeva davanti a un fiorellino, ci appoggiava sopra tutte e due le mani e restava lì… senza nessuna fretta. Sentiva il gambo che tremava appena. Sentiva la terra che respirava sotto di lui. E poi, pian pianino, un petalo si apriva — come un occhio che si sveglia.
Un fiore al giorno. A volte due, se la giornata era lunga e il sole aveva voglia di restare. Le campanule blu lo chiamavano «il signore delle mattine lente». I ciclamini gli lasciavano una goccia di rugiada per dire grazie. E Wenu sorrideva, timido, e si asciugava le mani sul muschio.
La sua magia non faceva rumore. Niente scintille, niente lampi, niente fuochi d'artificio. Era soltanto un calore piccolo, che partiva dal palmo e scendeva dentro il gambo, fino alla punta delle radici. Un calore come quello di una tazza di latte tenuta fra le mani. Ai fiori piaceva tantissimo.
Ma quella mattina c'era qualcosa di strano nell'aria. Il vento arrivava da oltre il vecchio muro di pietra, laggiù in fondo al bosco. E portava un odore… un odore di terra addormentata. Un odore di sonno lungo. Wenu alzò il naso e restò fermo, con le orecchie tese, per un istante intero.
«Là dietro c'è qualcosa che dorme», disse Wenu a una margheritina. «Lo sento da qui… lo sento nelle mani.» La margheritina si strinse un pochino dentro le sue foglie. «Là dietro non sboccia più nessuno», sussurrò. «Da tanto, tanto tempo. Nemmeno un petalo.»
Wenu si mise in tasca tre semi di papavero, per ogni evenienza. Poi guardò la strada che portava al muro: lunga, piena di rovi secchi, e tutta in salita. Con i suoi passi da folletto ci avrebbe messo mezza giornata buona. Ma partì lo stesso — piano piano, come faceva sempre ogni cosa.
Storie simili
Fiabe simili
Dolci fiabe della stessa atmosfera — sull'amicizia, l'oscurità e le voci gentili del bosco notturno.



Commenti
Commenti
Accedi per lasciare una recensione
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti — così manteniamo un'atmosfera calda e sicura.