

L'orchestra notturna del bosco antico
Una volta all'anno il bosco antico suona la sua Orchestra Notturna — e stanotte c'è un'ascoltatrice piccolissima che deve ancora trovare il proprio suono.
- 1Il bosco trattiene il respiro3:43
- 2I grilli danno il tempo3:49
- 3L'ospite piccolissima4:03
- 4Il ruscello porta la melodia3:34
- 5La nota più profonda3:24
- 6La pioggia sul tetto di foglie3:31
- 7Il brano finale3:39
Il bosco antico si preparava da tutto il giorno, e non l'aveva detto a nessuno. Le foglie stavano ferme. I sentieri erano tiepidi e morbidi di aghi caduti. Poi l'ultima luce arancione scivolò via dietro la collina… e il bosco fece una cosa che fa una volta sola all'anno. Trattenne il respiro.
In mezzo a tre radici grandi come braccia c'era una radura tonda. Là, ogni anno, si teneva l'Orchestra Notturna. L'erba era pettinata dal vento. La rugiada stava appesa ai fili d'erba come lampadine piccolissime… e dentro ogni goccia dormiva una scheggia di luna. Nessuno la toccava, quell'erba. Quello era il palco.
Le lucciole arrivarono per prime, come tutti gli anni. Salirono lente lungo i rami, si fermarono, si accesero. Una qui. Una più in là. Un ragno aveva teso un filo sottilissimo da una betulla all'altra, e le lucciole ci si misero sopra in fila — come una collana accesa, appesa sopra la radura.
Nel tronco cavo della vecchia quercia dormiva Nuvi. Un gufetto morbido, tondo, con due occhi grandi come lune piccole. Aprì un occhio. Poi l'altro. Restò fermo ad ascoltare il bosco… e sentì che era pronto. Si scrollò le piume, e una piuma sola scese giù, girando piano, fino a posarsi sul muschio.
«Buonasera, bosco antico» disse Nuvi, con la voce bassa bassa. «Stanotte suoniamo. Ma suoniamo piano… piano come si parla a chi sta già chiudendo gli occhi.» «Nessuno deve correre. Nessuno deve gridare. Stanotte facciamo la musica che serve al sonno, e basta.»
Dal sentiero basso arrivò Vimi, il tasso. Camminava senza fretta, con le zampe larghe che facevano un rumore morbido sugli aghi di pino. Portava sulla schiena un fagotto di foglie secche, legato con un filo d'erba. Dentro c'erano muschio, lana di cardo e tre piume — per chi avesse avuto freddo.
«Ho preparato un posto caldo» disse Vimi, e appoggiò il fagotto vicino alla radice più grossa. «Non si sa mai. C'è sempre qualcuno che arriva stanco… o bagnato… o che non trova più la strada di casa.» «E quando la musica finisce, bisogna avere un posto dove dormire.»
Nuvi lo guardò e fece un piccolo «uhu» di ringraziamento. Le lucciole si abbassarono un poco, come fa una lampada la sera. Il bosco era pieno e silenzioso insieme. Tutti sapevano che mancava pochissimo… e nessuno diceva niente. Quella notte, aspettare era già un pezzo di musica.
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