

Brina, Vimi e il tunnel senza fine
In fondo alla tana del tasso Vimi c'è un tunnel che nessuno finisce, perché dentro vive un'ombra che respira. Brina propone di andarci — un passo per notte.
- 1La lanterna in fondo alla tana3:20
- 2La prima notte: profumo di foglia secca3:18
- 3La seconda notte: un rumore di vento3:15
- 4La terza notte: il coraggio a pezzettini3:24
- 5Il cielo dall'altra parte della collina3:19
La sera scendeva sul bosco come una coperta di lana grigia. Le cime dei faggi si spegnevano una dopo l'altra, piano, senza fretta. In fondo al sentiero, tra le radici più vecchie, si apriva la tana del tasso Vimi. Dentro profumava di terra tiepida, di muschio e di zuppa di ghiande. E accanto alla porta ardeva sempre una lanterna… per chi arrivava tardi.
Quella sera arrivò Brina. Il riccio camminava piano tra le foglie secche, con una ghianda stretta in bocca — la più liscia che avesse trovato. Fru, fru, facevano le foglie sotto le sue zampette. Vimi la sentì da lontano e spinse la porta di corteccia. Dentro, il fuoco era basso e dorato, e due cuscini di lana aspettavano già.
«Vimi…» disse Brina, posando la ghianda sul tavolino di radice. «Oggi ho contato i tuoi corridoi. Ne ho contati sei: quello della dispensa, quello del muschio, quello che porta al ruscello…» «Ma ce n'è un altro. Quello che va giù, e poi ancora giù. E non finisce mai. Perché quello non me lo fai mai vedere?»
Vimi non rispose subito. Mescolò la zuppa con il cucchiaio di legno, una volta, due volte. Le sue zampette laboriose sapevano fare tante cose: cucire coperte, impilare ghiande, sistemare i cuscini. Ma quella sera si fermarono a metà. Fuori, il vento passò sopra la collina e la lanterna tremò appena.
«Quello è il tunnel lungo» disse Vimi. «Mio nonno diceva che nessuno lo percorre fino in fondo.» «Perché là dentro… là dentro c'è un'ombra. E l'ombra respira, Brina. La senti che respira piano, come qualcuno che dorme e non vuole essere svegliato.» «E allora si torna indietro, sempre.»
Brina rimase zitta. Sentì i suoi aghetti sollevarsi tutti insieme, come fanno quando il cuore corre. Pensò che sarebbe stato facile arrotolarsi lì, vicino al fuoco, e dimenticare tutto. Ma dentro di lei c'era anche un'altra cosa — piccola, testarda, calda. La stessa cosa che le faceva raccogliere ghiande anche sotto la pioggia.
«E se ci andassimo insieme?» sussurrò. «Non tutto in una volta, Vimi. Piano piano.» «Un passo per notte. Solo uno. Poi torniamo qui, beviamo la zuppa e dormiamo.» Vimi la guardò a lungo. Poi sorrise, con quel sorriso stanco dei tassi buoni. «Un passo per notte» ripeté. «Questo… questo forse lo so fare.»
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