

Glira, Sindo e la notte delle domande
In una notte in cui nel bosco non dorme nessuno, Glira e Sindo raccolgono le domande che volano fra i rami come falene.
- 1Le falene delle domande3:07
- 2Dove va la luce quando si spegne2:58
- 3Gli alberi sognano3:09
- 4La domanda più difficile2:59
- 5Il cesto pieno di domande3:28
Ci sono notti in cui nel bosco non dorme nessuno. Non i tassi, non le civette, nemmeno il muschio addormentato sui sassi. L'aria era ferma… e tiepida, come il fiato di un animale grande. Tra i rami passava qualcosa di chiaro. Sembravano falene — falene di carta pallida che cercavano una finestra accesa.
Glira si accese piano tra due felci. Era uno spirito di luce, piccolo come una lucciola in vacanza, e dove passava restava una scia dorata sull'erba. Una falena le girò intorno alla testa. Poi un'altra. E Glira capì una cosa buffa: dentro quelle ali non c'erano parole… c'erano domande.
Sotto la vecchia quercia c'era una porta di radici, bassa e storta. Glira ci posò sopra la punta della sua luce e bussò tre volte — tap, tap, tap — come si bussa alle case degli gnomi: piano, perché lì dentro dormono anche le storie. Dalla fessura uscì un profumo di terra bagnata e di mele cotte.
«Chi è, a quest'ora?» «Ah… sei tu, piccola scintilla.» «Che cosa succede là fuori? Sento il bosco che non respira come al solito. Troppo sveglio. Troppo attento.» «Aspetta, prendo il cappello… e anche il cesto. Di notte non si esce mai senza un cesto.»
Sindo uscì piano, con la barba piena di pagliuzze e gli occhi ancora impastati di sonno. Guardò in alto. Una falena chiara gli sfiorò il naso, poi rimase lì sospesa, come se aspettasse qualcosa. Lo gnomo allungò la mano. Ma non la prese. La ascoltò — perché le domande, diceva lui, prima si ascoltano.
«Le vedi anche tu, vero?» «Io ne ho contate sette soltanto vicino al ruscello. E ogni volta che una mi passa accanto sento un piccolo prurito, qui, proprio dietro la luce.» «Sindo… che cosa sono? E perché stanotte non se ne vanno via, come fanno sempre?»
Sindo si sedette su un sasso rotondo. Si aggiustò il cappello, poi il cesto sulle ginocchia. Disse che le domande arrivano quasi sempre di notte, quando il mondo diventa scuro e le cose perdono i contorni. Di giorno si nascondono dentro il rumore. Ma al buio… al buio hanno spazio per volare.
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