Velmi e la notte troppo chiara
Pronta per l'ascolto· Capitolo 1 di 5
Velmi e la notte troppo chiara
4+16 minit
Pronta per l'ascolto
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16:10
Capitoli
  • 1Una notte senza nemmeno una nuvola3:17
  • 2Dietro la collina3:07
  • 3Gli occhi chiusi3:11
  • 4La carezza che passa3:19
  • 5Il prato che dorme3:16
Testo sincronizzato

Testo della fiaba

Una notte senza nemmeno una nuvola
Velmi e la notte troppo chiara

Quella sera il cielo si era tolto tutte le nuvole, come si toglie una coperta troppo pesante. Non ne era rimasta neanche una. Il prato aspettava il buio, tranquillo, con l'erba ancora tiepida di sole. Poi, piano, da dietro i pioppi, salì Velmi — la luna dal viso tondo e sorridente. E il prato si accese.

Non era una luce cattiva. Era argento, morbida, dolce come una carezza. Ma quella notte era… tanta. Troppa. Ogni filo d'erba aveva la sua piccola ombra nera. Il sentiero sembrava fatto di latte. Il vecchio abbeveratoio brillava come uno specchio. Pareva mezzogiorno, ma senza sole e senza rumore.

«Buonanotte, prato» disse Velmi, contenta. «Buonanotte, lumache. Buonanotte, papaveri chiusi.» Poi aspettò la risposta di sempre: il fruscio lento delle foglie, il respiro caldo dei nidi. Ma dal basso arrivò soltanto un piccolo sospiro stanco. E poi un altro. E poi un altro ancora.

Velmi si sporse un pochino. Sotto di lei, il prato non dormiva affatto. Le talpe giravano nelle loro gallerie, avanti e indietro. I grilli avevano smesso di suonare a metà nota. Una lepre stava seduta con le orecchie basse e gli occhi spalancati. Nessuno sgridava nessuno. Erano solo tutti sveglissimi.

«Che cosa succede?» chiese Velmi, piano piano. La lepre alzò il muso verso il cielo e strizzò gli occhi. «È tutto chiaro» disse. «Chiaro come il giorno. Io chiudo gli occhi… e vedo lo stesso arancione, di dentro.» Poi sbadigliò, e il suo sbadiglio non finiva più.

Velmi sentì una cosa piccola e stretta nel mezzo del suo viso tondo. Lei non voleva disturbare nessuno. Aveva soltanto… brillato. Come sempre. Forse un pochino di più. Provò ad abbassare la luce, come si abbassa la voce. Ma la luce non ha un bottone. Restò lì, larga e bianca.

Sotto di lei, un merlo si girò nel nido, poi si girò ancora, e ancora. Le rane del laghetto tacevano, sedute sulle foglie come piccoli sassi verdi. Velmi guardò tutto quel prato acceso e pensò una cosa sola: doveva trovare il modo. Non di spegnersi… ma di lasciar dormire.

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