

Bruno, Stelo e il sogno che non arrivava
L'omino dei sogni Bruno non ha mai sbagliato un sogno. Ma stanotte c'è una bambina su cui la sabbia magica non funziona.
- 1L'ultima finestra della via3:07
- 2Ancora un pizzico3:03
- 3La sabbia di tutti i colori3:02
- 4Stelo non porta niente3:12
- 5L'ultima stella3:08
La notte era arrivata piano, come arriva sempre. Prima si spensero le luci delle cucine… poi quelle dei corridoi. Bruno, l'omino dei sogni, uscì dal suo cassetto di legno e si stirò le braccia corte. Aveva le tasche piene di sabbia — sabbia calda, dorata, che profumava di pane appena sfornato.
Bruno camminava sui tetti in punta di piedi. Non faceva rumore: nemmeno le tegole se ne accorgevano. Ogni finestra buia era una casa già addormentata, e lui la salutava con un piccolo inchino. Una spolverata qui… due granelli là. Di solito bastava così poco, e la casa scivolava nel sonno senza accorgersene.
In tanti anni Bruno non aveva mai sbagliato un sogno. Nemmeno uno. Sapeva quanta sabbia serviva a un bambino che aveva corso tutto il giorno — e quanta ne bastava per un gattino sul davanzale. Contava i granelli con la punta delle dita, sicuro come chi conosce a memoria la strada di casa.
Quella notte gli restava un'ultima finestra. La più piccola della via, in fondo, dove il lampione tremolava un po'. Bruno ci arrivò camminando sul filo della grondaia, lento, con le mani dietro la schiena. Dentro, però, c'era ancora una luce accesa: una lucina azzurra a forma di luna.
Sul letto c'era una bambina con la coperta tirata fino al mento. Gli occhi erano aperti. Grandi, tondi, attentissimi. Guardava il soffitto come si guarda il cielo quando si aspetta qualcosa. Bruno le sorrise attraverso il vetro, si tolse il cappello per educazione e aprì la tasca grande.
«Eccoci qua» sussurrò Bruno, chinandosi sul davanzale. «Un pizzico soltanto… e via, si parte. Stanotte ti porto dove vuoi tu: sul dorso di una balena, oppure dentro una torta grande come una casa.» «Chiudi gli occhi, piccola. Al resto ci penso io: è il mio mestiere, e lo faccio da tantissimo tempo.»
La sabbia scese lentissima, come neve che non ha freddo. Brillò un momento sulle ciglia della bambina… e lei chiuse gli occhi. Bruno annuì, soddisfatto, e fece un passo indietro. Ma prima ancora che il piede toccasse la grondaia — clic — gli occhi si riaprirono. Tondi. Svegli. Curiosi.
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