

Soni, Cira e la notte più corta
Due lucciole vogliono che la notte più corta dell'anno non finisca mai — finché le loro lucine non insegnano loro qualcosa di più bello.
- 1Il prato che non voleva dormire3:03
- 2Ancora una volta2:59
- 3Le lucine che si stancano3:05
- 4Una strada sola2:59
- 5Il primo chiarore3:13
Era la notte più corta dell'anno. Il prato la aspettava da mesi, con l'erba pettinata dal vento e i fiori chiusi come piccoli pugni. Quando il sole scivolò dietro la collina, l'aria restò tiepida… quasi dolce. E in fondo all'erba alta si accese una lucina. Poi un'altra. Poi cento, come briciole d'oro sparse nel buio.
In mezzo a quel luccichio volavano due lucciole amiche. Soni aveva una lucina calda, color miele, che disegnava piccole stelle danzanti. Cira ne aveva una rosata, sottile, che si accendeva ogni volta che vedeva qualcosa di nuovo. Quella sera erano le più contente di tutto il prato — e si vedeva benissimo.
«Guarda, Cira!» sussurrò Soni, girandosi a mezz'aria. «Questa è la notte più corta dell'anno. Il buio dura pochissimo… quindi la festa deve essere la più bella di tutte.» «E se durasse fino al mattino? Se non la lasciassimo finire mai, nemmeno per un momento?» «Potremmo brillare tutti insieme, fino a domani.»
Dall'altra parte del ruscello, i grilli accordarono i loro archetti. Prima uno, incerto. Poi tutti insieme, in un ronzio caldo che faceva vibrare i fili d'erba. Le rane risposero dallo stagno, lente, come chi batte il tempo con un dito. E il prato intero cominciò a ondeggiare piano, piano.
«E come si fa a fermare una notte?» chiese Cira, e la sua lucina rosata tremolò come una goccia sul vetro. «Non lo so ancora… ma se resti accesa tu, resto accesa anch'io. Accendiamo tutto, Soni. Ogni filo d'erba, ogni sasso, ogni goccia di rugiada. Il prato non è mai stato così sveglio.»
Così cominciò. Soni volò basso sopra il trifoglio e lasciò dietro di sé una scia di puntini dorati. Cira salì in alto, girò due volte, e la rugiada sotto di lei si accese di rosa. Le lucciole del prato le seguirono, una dopo l'altra… e l'erba diventò un cielo capovolto.
Nessuno pensò a tornare a casa. Le farfalline notturne ballavano dentro i cerchi di luce. Un riccio si fermò a guardare, con il naso all'insù e le spine piene di petali. E per un po', in quel prato tiepido, sembrò davvero che il tempo si fosse seduto sull'erba… con le mani in grembo… ad ascoltare.
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